Mtv blues

mtvcoca1.jpgmtvcoca2.jpgEra la tappa romagnola del Cocacola-Emmtivì Festival quella di ieri sera al Parco Marecchia.
Si era stati a cenare sotto un tendone da circo al Sant'Arcangelo dei Teatri, così la mia abituale ronda biciclata della sera era slittata sul bilico della mezzanotte. Le strutture gonfie, vegane, oversize per una Rimini, sfavillavano rossissime aldilà del ponte di Tiberio, una processione di ragazzi iniziava già a sparpagliarsi verso il centro e verso il porto.
Mi sono sentito infalenito, dopo anni di lontananza dalle arene degli eventoni pop, mi sono fermato, ho chiuso la bici e ho iniziato a risalire la corrente.
Groove Armada stavano chiudendo il live act, piacevoli e dondolanti, ma in realtà io avevo voglia di quel sapore da organizzazione implacabile, fintamente urgente che hanno i grossi concerti estivi. Dopo aver constatato che un megapalco, con schermi ovunque e luci sufficienti per l'invasione notturna di uno Stato Canaglia, non si nega più nessuno, mi sono incantato a guardare la struttura muscolare del festival che si contraeva e si preparava per ripartire.
In un tormento di passerelle e cavi, i burdigoni con il pass adeguato stavano già smontando il sedere del palco, un tir di dimensioni abominevoli ingurgitava apparecchiature ugualmente nere, in arrivo da uno scivolo che si perdeva nei segreti del dietro-le-quinte. Security e pulmini, le ragazzine riprendevano un nonsochi con piccole telecamere e macchinette digitali. Il giovane zazzeruto sorrideva da dentro al van illuminato, stava telefonando e muoveva la testa come un uccellotto sorpreso nel nido da una torcia elettrica. Qualcosa di questa scena corale con buio e luci fredde mi faceva pensare ad una scena di "Roma" di Fellini.
Poi eccoli, sgusciano fra i pannelli di legno del retropalco, opachi e risentiti come di rigore. Le mani piene di custodie dalle forme inequivocabili, i membri di una band meno importante guadagano l'uscita senza parlare; le fans eccitate dall'uccellotto danno loro la schiena.
Seguo la loro sfilata fin oltre le torri gonfiabili dell'ingresso. Tanto so benissimo dove vanno. Non ho bisogno di vederli fisicamente mentre incastrano, su un transit molto meno glamour, i triangoli delle chitarre, i tondi della batteria, i quadrati degli ampli.
Mi è restato un languore, perchè li ho amati per 20 secondi, tutti in gruppo e intensamente.
Sono rientrato pensando ai coperchi laccati dei pianoforti elettrici, ai cavi per chitarra vivi e scontrosi, alla madreperla sulle mezzecasse delle Gibson, ai riflessi sui piatti e sui cromi del rullante.
Lo ha detto bene Ronnie, una volta. Ronnie che parlava di meno e che aveva sempre molto ritegno a dire di quello che si provava. Comunque quella volta ha detto: "Se hai passato del tempo là sopra, poi fai fatica a stare giù".


Vimercato da robgrassilli - 10 Luglio 2004
3 Commenti

:') Fate l'ultimissimo concerto. Dai... L'ultimissimissimo...

Inviato da: Gardoni , 13.07.04 14:54

Déjà Vu.

Inviato da: P.J. e basta , 04.08.04 11:38

in effetti il dopo concerto resta nei ricordi impagabile quanto il concerto stesso, per l'energica malinconia o la malinconica energia anche legata alla fatica fisica dello smontaggio, e degli scomodi sedili del pulmino suddetto, e delle spesso lunghe ore di rientri in autostrade mica poi tanto piene come si vuol far pensare in questi giorni di quasi ferragosto. Se ci sarà mai bisogno di una roadie ci sto tanto sono insonne oggi quanto allora. Nico Nylon Mondadori

Inviato da: Nico Mondadori , 09.08.04 01:20

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