SE SON STORIE DI VENT’ANNI FA
Se capitate in zona Bologna in questi giorni procuratevi l´ultimo numero del quindicinale cittadino per eccellenza: Zero in Condotta. C´è una pagina intera dedicata all´intervista che Enzo Baruffaldi e Sergio Palladini hanno fatto a Phil Anka, voce dei Lino ei Mistoterital, in previsione della REUNION della band il 6 dicembre all'Estragon di Bologna.
Davvero emozionoide conoscere questi sbarbati dediti, a sorpresa, al culto postumo dei Teritals. L'intervina è carina, leggetela a più non devo.
"Non è facile spiegare chi erano Lino e i Mistoterital a chi oggi ha meno di trent’anni. Quelli che li hanno conosciuti e amati (era facile che le due cose diventassero una sola) non si limitano mai a dire che “erano un gruppo demenziale”, oppure a descrivere il loro suono (semplice e diretto, con riferimenti precisi e dichiarati, dai Beatles agli Housemartins e ai They Might Be Giants).
Al contrario, chi è entrato nel mondo fantastico dei Mistoterital si lancia ogni volta in descrizioni complicate e contraddittorie, molto gesticolate, sulla genialità della band e sulla sua sofisticata idiozia, raccontando aneddoti sconclusionati che di norma prevedono pupazzi di gommapiuma, nomi da personaggi di fumetto, un paesaggio astratto definito “la Bassa”, sottaceti, sbarbe volubili e tantissima autoironia (nemmeno questa, fortunatamente, presa troppo sul serio).
Lino e i Mistoterital hanno smesso di suonare all’inizio degli anni ‘90 ma, come ci ha confermato Phil Anka (cantante e fondatore dei LMT), nell’ultimo concerto di Baricella avevano promesso che non si sarebbero sciolti, anzi: si sarebbero congelati (tipico esempio di Terital-pensiero). Il 6 dicembre all’Estragon (ingresso gratuito) avremo perciò l’opportunità unica di toglierli dal surgelatore e vederli ancora una volta dal vivo, nonché di festeggiare insieme a loro il ventennale della carriera.
Sarà un appuntamento con la Storia. Oltre duecento concerti, un fanclub con più di centocinquanta iscritti, una fanzine uscita per tredici volte, tre storie a fumetti: sono solo alcune delle cifre di un curriculum di autoproduzione invidiabile, che non si dimentica e che merita di essere recuperato. Questa lunga conversazione insieme a Phil Anka, infatti, ci riporta all’epoca dei primi anni Ottanta, quando poteva essere naturale tentare (in maniera del tutto spontanea) un approccio post punk ad una materia completamente eterogenea come il pop classico e il beat. Si aggiunga poi una propensione al cabaret, una spiccata inclinazione surrealista e la voglia di non smettere mai di giocare e prendersi in giro. Ecco la ricetta (vincente, alla lunga, ci piace pensare) per ottenere il loro “pop trifulgido, di tendenza pre-vival, new wafer e afro-parrocchiale”.
Se titoli come “Verdura sulla luna”, “Ti ho portato il Bronchenolo” o “Addio vecchia stufa” ancora vi commuovono oppure vi suscitano una perplessa curiosità, la serata del 6 dicembre è un appuntamento da non mancare".
INTERVISTA A PHIL ANKA, fondatore e voce di Lino e i Mistoterital
Come sono nati i Mistoterital?
“Io, Ted Nylon e Bob Rodiatoce, i tre fondatori di questa Grande Truffa del Rock’n’Roll, ci siamo conosciuti al Dams. Nel 1981 abbiamo cominciato a tramortire la gente con una marea di stupidaggini e di cianfrusaglie. Tutti ci chiedevano ‘ma dove suonate? quando suonate?’, però di fatto non esisteva neanche una canzone. I testi venivano scritti durante le lezioni o a casa di amici, col metodo ‘due frasi uno e tre frasi l’altro’, ed erano capolavori involontari di dadaismo sfrenato. Infatti era impossibile musicarli, ma c’erano già alcuni titoli che poi avremmo dato ai nostri pezzi, tipo ‘Tienti le tue trote’.”
Ma è vero che avete fatto nascere la fanzine prima di costituire il gruppo?
“Sì. L’idea è nata a un concerto di Echo & The Bunnymen.”
Quello al QBO?
“Sì, il QBO era un posto di ritrovo fisso. Mi ricordo che qualcuno di noi ad un certo punto aveva detto ‘quando c’è il nome metà dell’opera è fatta’. Era un momento in cui tutti facevano parodie, lo stesso Freak Antoni si faceva chiamare ‘Beppe Starnazza e i Vortici’. C’era il gusto per la citazione dei gruppi anni Cinquanta, con un nome ‘e’ poi gli altri, che fa molto balera... Noi ci eravamo inventati un finto gruppo che si chiamava Joe Benza e i Gasometri e lì dentro io ero già Phil Anka... Ma insieme avevamo fatto solo delle foto.”
Una tipica operazione postmoderna.
“Sì, molto anni Ottanta, perché sfruttava tutti i materiali a disposizione della cultura pop. Il gioco dei media su queste cose era già bello e sgamato da un pezzo, l’avevano sputtanato negli anni Settanta. Noi facevamo i giocolieri, ‘faccio finta di fare sul serio e tu ci credi’. Figurati, Dams, Semiologia, i nomi...”
A proposito di nomi, com’è nato il vostro?
“Un giorno Ted e Bob hanno trovato un catalogo anni Sessanta di vestiti per la sposa, il genere di robaccia che portava sempre in giro Ted Nylon, e dentro c’era una collezione di vestiti in mistoterital. Un nome che a noi sembrava bellissimo. Quel ‘misto’ si adattava a noi, che non avevamo un indirizzo musicale preciso. Mentre ‘ter-ital’ poteva significare che cantavamo in ital-iano. Poi io ho disegnato un fumetto, pubblicato da Alter Alter, in cui c’erano i tre Lino e i Mistoterital originari che volevano celebrare il ‘Belushi Day’, perché Belushi era morto da poco. Il batterista era un facocero, animale portafortuna della band.”
Era quella storia in cui i cattivi erano dei cremini, dei mottarelli, insomma dei gelati...
“I nemici storici dei Mistoterital! [ride] Il capo si chiamava Big Camillino. Adesso mi fai tornare in mente queste operazioni criminali... Big Camillino era il risultato di un incidente nucleare in una fabbrica di gelati. Era un esteta totale e odiava Lino e i Mistoterital per la loro completa inesteticità, per la loro incapacità di essere coerenti con stili, gusti, modi di vestire, eccetera. Invece questo Big Camillino pretendeva di essere un neo-preraffaelita, cose così, e odiava Lino e i Mistoterital. Era una cosa proprio da fumetti. Fatto sta che Big Camillino cercava di boicottare il ‘Belushi Day’, facendo non so bene cosa, una roba sulla ‘pressione giorgiosferica’ della città...”
A proposito di titoli, nell’ultimo programma di Corrado Guzzanti secondo me c’è un ‘quasi plagio’: “Fascisti su Marte” ricorda il vostro “Fasisti nello spazio”...
“Ah, ma allora l’ha fatto davvero! Me l’hanno raccontato. Può darsi che se ne sia parlato nel breve periodo in cui l’ho incrociato, quando Lia Celi, mia moglie, collaborava ai testi del ‘Pippo Chennedy Show’. Vabbè, insomma, non c’è nessun copyright...”
Dove avete cominciato a provare?
“Prima nella zona del Fossolo 2, nel garage dell’allora morosa di Bob Rodiatoce. Poi ci siamo spostati nella palestra delle ex scuole medie di San Pietro in Casale. Successivamente Paul Syno ha messo a posto la soffitta di casa sua, ed è lì che stiamo proviamo anche in questi giorni.”
Nelle scuole medie c’era quello stanzino che quando aprivi la porta rotolava fuori tutto...
“Sì, era il deposito degli oggetti del gruppo di teatro di cui ho fatto parte anch’io per un po’ e dove abbiamo conosciuto Ronnie [Shetland, ndr]. Dentro c’erano queste cose di gommapiuma che fabbricavamo noi e quando aprivi usciva veramente di tutto. Per un po’ ce li siamo anche portati dietro nei primi concerti.”
Ci sarete tutti, sul palco dell’Estragon?
“L’unico in dubbio è Lauro O’Cardigan, che in questo periodo dovrebbe essere a Nottingham. Lavora da vari anni per l’Hard Rock Cafè. Ormai è una sorta di dirigente internazionale, l’hanno anche messo a svezzare i nuovi arrivati. E’ l’unico che fino all’ultimo non sa come muoversi, e infatti parteciperà al concerto ‘in cembalo e sigaretta’, come dice lui. Anche Bob Rodiatoce, che adesso sta a Bolzano, ha dei problemi a spostarsi nei giorni settimanali. Per fortuna Paul Syno in questi anni ha fatto molto più il chitarrista che il batterista e all’Esteagon suonerà la seconda chitarra insieme a Bobby.”
Quindi saranno Paul e Bobby a contendersi l’assolo di “Una storia di cebion”...
“Sbagliandolo tutti e due...”
Che tipo di pubblico pensate verrà a vedervi?
“Non so. I vecchi amici che ancora vediamo o sentiamo, ma anche qualcuno di quelli rimasti in contatto da lontano, che sono una schiera. Poi quelli che suonavano in altri gruppi bolognesi, e gli amici che hanno già figli. Sarebbe carino se venissero con tutta la famigliola. Se avessimo trovato uno sponsor, avremmo fatto una sorta di kintergarten sotto il palco, con i giochi di gomma e gli scivoli. Ma non lo abbiamo trovato, forse perché i tempi sono grami o perché noi non esistiamo da un pezzo. Abbiamo chiesto anche alla Mortadella Alcisa. Ted Nylon è andato in giro per molti concerti con la paranza e il grembiule della Alcisa, ma quest’azienda ha avuto una reazione indignata. ‘Ma come! Chi credete che siamo?’. ‘Beh, veramente siete la Mortadella Alcisa...’”
Gli amici che verranno al concerto coi bambini... Ecco, si fa un po’ fatica a spiegare chi eravate a chi ha meno di trent’anni, perché non eravate un classico gruppo “demenziale”.
“Abbiamo sempre cercato di non farci definire così, soprattutto all’inizio. Nonostante l’affetto per gli Skiantos e per Freak Antoni, che è stato un nostro grande sostenitore, la differenza era tanta. Noi volevamo staccarci da quello che c’era stato prima, ma anche da quello che avevamo intorno. La nostra rilettura dei Beatles, in quel momento, era quasi una bestemmia.”
Lo chiamavate Pre-vival.
“Nei primi anni Ottanta era tutto freddo, elettronico. Noi invece ascoltavamo i Beatles e gli U2, i gruppi che riscoprivano le radici americane e i Violent Femmes.”
E gli Housemartins...
“Sì, gli Housemartins erano quelli che sentivamo più vicini, insieme ai They Might Be Giants, perché non sembravano prendere sul serio l’ambiente del rock, anche quello underground, quello dei frati trappisti che si fanno il culo per suonare in giro. Lo facevamo anche noi, ma allo stesso tempo sorridevamo nel farlo.”
Anche perché caricare tutti gli strumenti nella Ford Taunus familiare...
“Bisognava prenderla sorridendo. All’inizio usavamo addirittura la mia 500 nera, ridipinta a mano e battezzata ‘La Turbinosa’, e facevamo la gara ogni settimana per vedere quanta roba in più ci stava... Poi arrivò il vecchio Taunus di Ronnie Shetland, che in confronto era un lusso. Quando hanno cominciato a chiamarci in giro e a darci qualche soldo, però, abbiamo preferito noleggiare un pulmino, cosa che ha cambiato vita alla band. Ma i primi tempi, nella Bassa, era un traffico... C’erano queste colonne di macchine degli amici, una col charleston, una con un pezzo di batteria... Due sorelle, un rullante, una fidanzata e un amplificatore: ecco, questi erano i nostri carichi tipici...”
Pensate che il concerto dell’Estragon avrà un seguito?
“Non so... L’altro giorno ci siamo detti ‘dovremmo trasformarci nella cover band ufficiale di noi stessi, con un nome diverso, e poi fare i nostri pezzi ma leggermente diversi, sbagliando la penultima nota, che è ancora più fastidioso che sbagliare l’ultima...’. Ma mi dispiacerebbe se si richiudesse tutto per altri dieci anni... Subito dopo lo scioglimento non c’era il desiderio di tornare a suonare insieme, c’era un lutto da elaborare. E piuttosto che rischiare una specie di scimmiottatura, per noi era meglio non fare niente.”
Però avete suonato sotto altri nomi.
“Sì, qualche volta. Come Aspinalls, ad esempio, eravamo specializzati in roba beatlesiana. Poi ci sono stati gli Sfilacciati, con in repertorio versioni alternative dei Mistoterital e qualche cover come ‘Fernando’ degli Abba. E non dimentichiamo i Northern Park Avengers, che però hanno suonato solo in occasione di matrimoni di amici. Il nome nasceva da Via Parco Nord, a San Pietro in Casale, dove abitavano due fra le nostre più grandi amiche e iscritte al fanclèb.”
E che quindi, come tutti gli iscritti, avevano un “nometerital”?
“Sì, erano le Contesse Ylena e Natascia Camoscia.”
Avete mai cercato il vero successo?
“A volte ci siamo chiesti come sarebbe stato, ma conoscevamo i nostri limiti e l’idea del turnista, del musicista da studio di registrazione, era opposta al concetto di rock ‘post punk’ con cui suonavamo. Per noi ‘peggio’ era ‘meglio’.”
Nonostante questo, a voi si erano affezionati un sacco di giornalisti musicali.
“Sì, ci volevano bene perché sentivano che eravamo sinceri. Ma le cose vanno così... O fai per caso un 45 giri che di colpo piace a tutti, e allora l’art director della casa discografica non ti tocca più, o altrimenti...”
Ma siete contenti dei due dischi che avete inciso?
“A dire la verità, non molto. La resa musicale non ci esalta, anche se quando li abbiamo registrati eravamo felici all’idea che esistesse qualcosa che sarebbe rimasto.”
Erano meglio i demo?
“Sì, a noi piacevano molto di più, anche con tutti gli sbagli che c’erano dentro. Erano più vicini ai nostri concerti, dei quali purtroppo non abbiamo registrazioni decenti.”
Proprio in un vostro live, del Natale ‘89, si sente qualcuno che ad un certo punto vi urla “più Jim Kerr, più Jim Kerr!”
“Si riferiva a un salto che facevamo sul palco... Uno di quei gesti un po’ isterici che faceva Jim Kerr, mettendosi in ginocchio con un braccio teso. Se lo facessi adesso, credo mi verrebbe come minimo uno stiramento...”
A proposito degli anni che passano, l’immagine che c’è sul sito www.linoeimistoterital.com è aggiornata: avete i capelli bianchi, le stempiature...
“Sì, sono pupazzetti di Das che avevo fatto per la copertina del primo demo, ‘Sbagliandosi in para’. Adesso ho preso la foto e l’ho lavorata con il Mac, ho aggiunto Job e Lauro che non esistevano, ho messo gli occhialini a Paul Syno e così via. Per completare la trasformazione, non mi dispiacerebbe se i Mistoterital, congelati dopo il concerto d’addio, si scongelassero in un fumetto, magari all’interno di Clarence City (www.clarence.com), e continuassero a suonare e a fare dischi in quella dimensione. Comunque, all’Estragon ci presenteremo da disibernati. E poi, dato che il 6 dicembre è San Nicola, cioè San Nicolaus, cioè Santa Claus, cioè Babbo Natale, sto pensando di chiedere a tutti di venire con una barba finta, comprese le amiche...”
E anche chi ha già la barba dovrebbe mettersene una finta sopra...
“Sì, un’eccessiva barba sopra.”
Ridondanza, sempre.
“Sempre e comunque.”
Vimercato da Horace Boccabuona - 22 Novembre 2002
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