|
|
|
|

Dr. Livingston e Mr. Terital

drliv.jpgForse non c'e' nessuna particolare ragione perche' dobbiate ricordare i Dr. Livingstone, concorrenti a Sanremo nel febbraio '99. Pero' leggete cosa dicono in uno dei primi righi della prima risposta a questa intervista :-)

(intervista di Marilena Bongiorni per Musical Suite)



1. Come sono nati i Dr. Livingstone e come sono evoluti negli anni?

Sono nati molti anni fa, e fondamentalmente per gioco, senza molte cognizioni musicali, ma con una passione persino esagerata. Luogo: un ridente e sonnacchioso paese vicino a Torino. Repertorio: pezzi originali in italiano,vietate le cover. Alcuni anni trascorsi a cercare l'assetto definitivo. Molti live di qualità discutibile in giro per il Piemonte. Realizzazione dei primi demo caserecci. Il nostro stile era un non stile, viziato da molta inconsapevolezza tecnica e da molte velleità artistiche: tutto sommato si trattava di canzoni, perlopiù divertenti. Se ci ispiravamo a qualcuno questi erano Lino e i Mistoterital…

Se ritenete sia il caso di continuare a leggere l'intervista, cliccate "continua"...


Ci sbattevamo molto, e ci credevamo molto ( e d'altra parte avevamo già tradito la promessa di diventare famosi entro un anno dalla nostra nascita), per cui abbiamo alzato gli obbiettivi e siamo "scesi in città". Qui abbiamo conosciuto gente che sapeva effettivamente suonare e soprattutto scrivere ed arrangiare le canzoni. Andavamo a tutti i concerti dell'area diciamo underground ( all'epoca ce n'erano molti), discutevamo tra di noi su che direzioni prendere per il futuro, ci scambiavamo pareri su linee di basso, sequenze

armoniche, struttura dei pezzi, tiro della ritmica…insomma, anni di vero e proprio studio e apprendistato, quasi si trattasse di una missione. Il primo demo ben fatto con Josh Sanfelici dei Mau Mau, fino ai provini con Max Casacci (Subsonica). Adesso

lo stile prendeva forma, e le nozioni tecniche erano all'altezza. Ore ed ore settimanali in sala prove, direttamente dal lavoro e senza passare da casa, per ricreare un repertorio nuovo e legato ai nostri cambiamenti. Con i nuovi pezzi siamo andati a caccia di un contratto discografico, e dopo varie peripezie l'abbiamo firmato. Immediatamente Sanremo e un annetto vissuto a suonare sul serio, questa volta in giro per l'Italia. I confini si erano di  nuovo allargati. E comunque, la caratteristica più forte dei DL è rimasta l'amicizia fortissima che ne lega i componenti, una sorta di fratellanza che ogni vicissitudine prosaica non è ancora

riuscita a diminuire.

2. Come ricordate l'esperienza di Sanremo e cosa vi ha lasciato?

Sanremo è stata prima di tutto uno spasso di proporzioni inimmaginabili, probabilmente grazie anche allo spirito da gita

scolastica con cui abbiamo partecipato. Da una parte abbiamo smitizzato un mondo che in tv appare luccicante e maestoso,  oltre che kitsch, scoprendone la piccolezza anche fisica, come le ridotte dimensioni della città, del teatro, e persino del palco. Dall'altra abbiamo vissuto 5 giorni da bambini viziati in alberghi a 4 stelle, coccolati dai discografici, dai fotografi e dai giornalisti,

vezzeggiati persino da un pubblico che acclamava chiunque, anche i perfetti sconosciuti come noi. In realtà l'effetto Sanremo

è stato ben più determinante della sbornia ben presto esauritasi con il soggiorno e la partecipazione alla gara, poiché i DL sono stati inseguito legati all'immagine canzonettara e poco profonda che accompagna la grande maggioranza dei partecipanti,

guardati con sospetto, tanto più se esordienti (la domanda che viene spontanea è: " questi chi cazzo sono e perché sono lì?

C'è qualcosa di poco pulito sotto,è tutto un magna-magna"). Così il nostro approccio underground alla musica ne è stato un po' mortificato, e noi stessi abbiamo finito per galleggiare su una sottile linea indefinita che ci vedeva da una parte troppo

commerciali per piacere alle persone serie, e dall'altra troppo seri per piacere ai canzonettari. Diciamo che è stato un rischio

corso consapevolmente, anche perché l'alternativa era forse il nulla.

3. Quali sono le vostre fonti di ispirazione?

Abbiamo imparato a fare musica in modo serio ascoltando dischi come "Maxinquaye" di Tricky, "Dummy" dei Portishead,

"Ust" degli Ustmamo e "Sale" di Mao. Comunque nei nostri ascolti preferiti c'è molta musica inglese, soprattutto elettronica

(il trip hop, appunto, o la cosiddetta techno intelligente di qualche anno fa, o il taglia e cuci di gente come Fatboy Slim),

ma abbiamo ascoltato molto anche autori di canzoni come Beck e Bjork. Poi nel nostro dna musicale ci sono pesantemente

i Beatles, la new wave degli anni 80, direi più quella chitarristica alla Smiths, James, Woodentops ma anche Cure, Cocteau Twins, Echo & the Bunnymen, Japan. Abbiamo una predilezione per Battiato, e per Battisti ( anche quello più ermetico degli

ultimi anni). Questo eclettismo si riversa anche nella realizzazione della nostra musica: difficilmente riusciamo ad aderire

fedelmente ad un canovaccio stilistico. Questo è certo un difetto, per la costruzione di un immaginario preciso a cui venire

associati…e così non diventeremo mai famosi.

4. Quanto è importante per i Dr. Livingstone  la dimensione live?

Tanto importante che per 10 anni è stata l'unica dimensione che conoscevamo. Umanamente

rimane un'esperienza in grado di farti sentire fortissimamente la sensazione di essere vivo, di esistere .Ma anche

strumentalmente siamo cresciuti sul palco. Quando ci siamo trovati con Vernetti per ACDM, un disco di ispirazione trip hop,

lui non poteva credere che fossimo così inetti con computer e macchine in genere. Noi facevamo trip hop suonando, e per giunta strumenti neanche troppo indicati ( vedi sax). Diciamo che è stato da allora che abbiamo avuto la rivelazione dell'immenso

potere dell'elettronica praticata, tant'è che poi per ideare il disco nuovo ci siamo chiusi in una cascina per 6 mesi con 2 McIntosh, 1 Pc, e una marea di aggeggi di cui pochi anni prima ignoravamo l'esistenza. Negli esperimenti degli ultimi live fatti, comunque, dopo aver provato anche a portare sequenze preregistrate, abbiamo constatato di continuare a prediligere l'approccio più caldo dello strumento suonato, sacrificando piuttosto un po' di fedeltà al disco. Crediamo comunque che il giusto stia nel mezzo,

benché questo "mezzo" sia difficile da ottenere.

5. Come vedete lo stato di salute della scena musicale alternativa italiana?

Credo che il suo stato di salute sia buono, come in fondo è sempre stato. Il problema

è che lo sbocco dall'anonimato è sempre più difficile da ottenere. Internet ed Mp3 offrono la possibilità, sbattendosi, di divulgare le proprie attività, di abbattere confini di informazione tradizionali, però rimane il grosso problema della promozione, cioè lo

scoglio più grande per chiunque debba in qualche modo "vendere" un prodotto. Per questo credo sia sempre più difficile fare

la "rockstar" di mestiere, ottenere  un'indipendenza economica con la propria musica. A peggiorare le cose s'è aggiunta la crisi del live, la mancanza di spazi e la caduta di interesse. Per cui, paradossalmente, ora c'è il modo di farsi conoscere, il modo di produrre anche a basso costo, ma tutto questo ti consente solo di fare il "genial dilettanten", come dicevano gli Einsturzende Neubauten…una sorta di dopolavoro, come giocare a tennis o a bridge. Il successo può sempre arrivare, come han dimostrato

i Gorillaz, ma è come vincere alla lotteria. Sta di fatto che io credo che dietro ad ogni attimo si nasconda un nuovo futuro possibile, per cui la speranza non va mai disillusa.

6. Come nascono le vostre canzoni?

Adesso il processo è abbastanza preciso: io (Andrea), abbozzo la melodia e il testo, e magari tiro giù un altro elemento

caratteristico, tipo frase d'archi, o sequenza di synth. Poi, insieme, si lavora all'arrangiamento, alla strumentazione, alla ritmica. Dopo, ancora aggiustamenti a testo e melodia. Prima il lavoro di gruppo avveniva suonando, imbracciando gli strumenti.

Adesso queste operazioni le abbozziamo molto con computer e sequencing, utilizzando campioni e loop digitali. Quando ci

siamo chiariti le idee, allora si suona.

7. Qual è stato il periodo fondamentale, se c'è stato, per il vostro percorso artistico?

Come ti accennavo, sicuramente la prima metà degli anni novanta, con la nascita del trip hop e lo sviluppo delle capacità dei campionatori.

8. Pensate che per il vostro genere sia penalizzante essere una band italiana piuttosto che anglosassone o americana?

Sì, lo é. Ma lo è per noi come per chiunque non faccia musica alla Baglioni, perché in Italia il mercato è nullo e il pubblico tendenzialmente non curioso né stimolato alle novità.

9. Quali credete essere le caratteristiche fondamentali della vostra musica?

Forma canzone, melodia anomala, armonia abbastanza ricca, ritornelli ben individuabili, medie frequenze. A livello esecutivo sono caratteristiche la voce di Anna e la ricerca di un buon groove ritmico, la presenza frequente degli archi e di sonorità

chitarristiche vintage. Gli arrangiamenti sono in genere abbastanza complessi, il che non è certamente un pregio, nell'epoca

della musica da supermarket…

10. Quali sono secondo voi le band italiane più interessanti in questo momento?

Non so rispondere, ascolto pochissimo e sono diventato ipercritico. Passerà…

11. Qual è il vostro rapporto con il sistema discografico?

Ho sempre creduto che il sistema discografico fosse un male necessario. In pratica l'unica struttura in grado di supportare il carico di promozione e distribuzione di cui ha bisogno un artista. In realtà però, il suddetto sistema è così pieno di falle, di bug, di deficienze, che il gioco comincia a non  funzionare più.  Il nostro ingresso in questo mondo è certamente dipeso dal fatto che non abbiamo mai ritenuto possibili alternative serie e credibili alle major. Tieni presente che all'epoca della nostra firma con la Warner pareva che i dinosauri di questo apparato stessero modificando l'atteggiamento nei confronti dei loro palinsesti:

pensavano, in pratica, che la crisi del mercato potesse essere superata attingendo con  più sensibilità a proposte meno standard e quindi al mondo della musica alternativa. L'interesse per gruppi come Ustmamò, Bluvertigo, Mau Mau, Csi etc da parte del pubblico li aveva spinti a credere che il mercato avesse necessità di proposte musicali più solide, più dotate di credibilità artistica e meno legate al mainstream ramazzottiano o pausiniano. Questo coraggio, o se vuoi questa disperazione, non sono stati

sfruttati fino in fondo: si cercava il gruppo alternativo ma poi gli si proponeva di nascondere gli aspetti più audaci della propria musica, con l'obbiettivo di creare una via di mezzo che accontentasse gli appassionati meno grezzi e al contempo non urtasse i canoni dei network radiofonici ( le vere forche caudine sotto le quali deve passare ogni nota suonata in Italia).

Il risultato non ha gratificato le loro attese: le vendite di dischi come il nostro, o come quello di altri tentativi del genere, che

sarebbero state ampiamente gratificanti a livello di proposta indipendente, non soddisfacevano le loro pretese. In pratica il

tentativo di trovare degli Alex Britti da gruppi come i DL non funzionava! Ecco che così si è mestamente ritornati ad investire sul mercato degli adolescenti e del melodico standard, con un occhio alle sorprese che possono venire da personaggi atipici ( ma pur sempre pop) come Tricarico o Valeria Rossi. Detto tra le righe, l'appartenenza al progetto di una major è l'unica possibilità di entrare nel pur squallido e ridottissimo star system italiano: senza Logo non entri nei salotti. Il discorso è comunque lunghissimo, e soprattutto se ne dipanerebbero molti altri. Ne parleremo un'altra volta, se ti va.

12.Quali sono le principali differenze tra "Al centro del mondo" e "Tredinotte"?

Altro discorso lungo che cercherò di sintetizzare. Le canzoni di ACDM erano il frutto dei nostri ultimi 3-4 anni di lavoro ed erano nate per il live. Questo ha significato un grosso lavoro di ristrutturazione della loro forma (strofa- ritornello-ponte…) e degli

arrangiamenti (quali parti affidare alla gtr, quali ai synth, come suddividere batteria vera e drumloops…).

Inoltre si trattava di canzoni ispirate fortemente dai nostri ascolti dell'epoca (Tricky, Portishead, Massive Attack), anche se nel risultato non è poi così evidente ( forse la canzone più trip hop del disco rimane Polvere, che infatti non è nostra!).

Per Tredinotte abbiamo lavorato un anno, e siamo partiti senza nessun pezzo: ci siamo quindi seduti e abbiamo scritto da zero tutto il materiale. Abbiamo aspirato influenze un po' dappertutto, dal nostro nightclubbing, dalle nostre letture (moltissime), da ascolti calibrati ( da Pizzicato Five a Morricone, da Lamb a Bjork) e , in fondo paradossalmente, è venuto fuori un disco ancora più eterogeneo del precedente. Un disco che sembra più quello di un interprete che non quello di un gruppo, poiché più che

avere uno stile sonoro caratteristico è una raccolta di canzoni. Io credo che sia un gioiello, benché si possa discutere su che senso abbia fare un disco del genere, senza canovaccio e multi-style. Comunque visto che non è uscito, non esce e magari non uscirà mai, non aggiungo altro.

13.Torino città di artisti: Dr . Livingstone, Subsonica, Africa Unite, ma anche Graffito, Atelier Konfuzia…quanto vi sentite legati alla scena musicale della vostra città?

La principale caratteristica di Torino è che la gran parte dei suoi musicisti non confluisce nel mondo dei turni in studio o live, né nelle esperienze da cover band, ma sembra orientata a costruire dei progetti musicali originali. Questo forse dipende dal fatto che, a differenza di altre grandi città, qui non c'è lavoro in studio,  né ci sono grandi personaggi del mainstream che hanno bisogno di turnisti…o magari dipende dal fatto che siamo pretenziosi e velleitari. Fatto sta che siamo in tanti a provarci,  per cui viene abbastanza spontaneo parlare di "scena". Tu stessa puoi notare come però non ci sia una comune direttrice stilistica, come

ognuno pratichi un genere fondamentalmente diverso dagli altri: reggae, etnico, electro, pop, rock, dance…la verità è che noi musicisti ci frequentiamo molto nei luoghi del nightclubbin', degli aperitivi…così ci capita di parlare anche di musica , ma non solo, o di scambiare qualche partecipazione sui dischi.  Ci conosciamo praticamente tutti, ma ognuno segue in linea di massima un suo percorso artistico definito. Forse la competizione c'è,ma non direi l'emulazione.


http://digilander.libero.it/musicalsuite/page10.html
http://www.dottorlivingstone.com/

Vimercato da Horace Boccabuona - 21 Novembre 2001
1 Commenti

Carissimi,
oggi, nel riordinare i miei lp, mi sono imbattuto nel mitico "Bravi ma basta", ed è stato bellissimo ricordare come vi ho conosciuto...
Successe nell'estate del 1989, io avevo appena conosciuto una ragazza splendida, e quella sera andammo ad un concerto degli Skiantos alle caserme rosse, dove, prima di loro, vi esibiste voi.
Ci piaceste a tal punto che comprammo subito il disco, e le vostre canzoni divennero parte della colonna sonora di un periodo bellissimo.
Quella ragazza, l'ho sposata, abbiamo due bimbi fantastici.
Grazie di esistere, un abbraccio.
Clod

Inviato da: Clod , 17.04.06 12:16

Ma mi chiamo autocommento (scrivi qui)
Lascia un tuo commento
(obbligatorio)
(obbligatorio)





Gennaio 2008
Ultimi 10 piretri
Dom Lun Mar Mer Gio Ven Sab
    1 2 3 4 5
6 7 8 9 10 11 12
13 14 15 16 17 18 19
20 21 22 23 24 25 26
27 28 29 30 31    
Per venderne in ICQ: Phil Anka 33325395 ; in Yahoo I M: RobGrassilli
Gran Conservineria Imperiale

songobucco.jpg
suoledipalco.jpg
mondomisto.jpg
nonscarmiiltuo.jpg
cacatua.jpg flickr_gallery.jpg