SAN PIETRO TRA ROCK E CARTONI (intervista ad Anka)
L'Orologio / periodico del comune di S. Pietro in Casale (dicembre 1993)
Da "Lino e i Mistoterital" a "Cuore" passando per Spielberg
Intervista a Roberto Grassilli, sanpierino "emigrato"
SAN PIETRO TRA ROCK E CARTONI
di Luca Bottura
Nato da queste parti 32 anni fa, famiglia sampierina da quattro generazioni, Roberto Grassilli è oggi - dopo un passato di alfiere del rock "demenziale" - uno dei disegnatori di punta del settimanale satirico Cuore. Da qualche tempo si è trasferito a Bologna. In questa intervista si racconta, e racconta da un osservatorio affettuosamente "lontano" una stagione molto creativa di San Pietro in Casale. Quella accompagnata dalla musica - due gli album: "Bravi ma basta" e "Altri Nani" - di Lino e i Mistoterital.
Partiamo proprio dall'inizio, dall'infanzia...
Infanzia felice, serena, con la classica dicotomia parrocchia/Pci tipica dei paesi della bassa. Sono rimasto all'ombra di Don Baroni per qualche anno, poi la curiosità mi ha spinto altrove.
... e saltiamo direttamente alla vicenda musicale.
Quella inizia al Dams (la facoltà di arte musica e spettacolo dell'università di Bologna ndr) nel 1983. Il primo concerto è stato a San Pietro in Casale nell'oratorio del '600 che sta accanto alla chiesa. L'ultimo è stato a Baricella nel '91: siamo rimasti in zona.
In realtà avete girato un po' di più.
E' vero, ma all'inizio erano più che altro sagre, feste dell'Unità. Poi il bilancio si è fatto più serio: circa duecento concerti tra Bolzano e Avellino, due dischi, un po' di cassette, una rassegna stampa alta come un dizionario. E - di questo sono orgoglioso - una citazione nell'"Enciclopedia del rock" che l'Arcana Edizioni ha appena mandato in libreria.
L'altro Sampierino è Stefano Marmocchi.
Sì, anche se dopo un po' le nostre strade si sono divise. Il suo nome di battaglia era Paul Sino (pronuncia polsino ndr), il mio Phil Anka (filanka). Lo coinvolgemmo il giorno prima del concerto d' avvio, grazie all'intercessione di Gianni Fini. Questi era il Nume Tutelare della musica locale, quello che negli anni '60 aveva importato i Beatles. Ha svezzato noi e altre tre generazioni, compresi gli Skiantos, e se non fossero arrivate discomusic e karaoke sarebbe ancora nei locali a spopolare. Lo chiamavamo, facendo il verso a un caposaldo del rock, "Go Gianni Go".
Demenziale è un'etichetta che ti è sempre piaciuta poco...
Sì, anche perchè nell'83 i fasti del '77 erano acqua passata, gli Skiantos non erano il nostro modello. Piuttosto dovevamo qualcosa ai Violent Femmes, ai gruppi che mescolavano ironia rock duro e riscoperta delle radici. Al momento dei nostri esordi c'erano solo suoni elettronici, presentare cose acustiche e più "dirette" era una provocazione nuova. Che tra l'altro è andata al di là delle nostre aspettative. Nei concerti dicevamo che si faceva di tutto per non diventare famosi, ma alla fine la notorietà è quasi arrivata.
Quali, all'epoca, le reazioni locali?
Buone, abbiamo provato per un anno in quello che ora è il Centro Alice. I nostri fans più accesi erano i componenti della famiglia Sgarzi, tre fratelli e due sorelle (più la madre) che suonano e hanno inciso una cassetta-tributo in cui ognuno di loro canta le nostre canzoni.
I Due album, un'infinità di cassette pirata.
Con la differenza, rispetto agli altri, che noi dei nostri demo-tape clandestini siamo orgogliosi. Un nastro, "Il prosciutto è il cane", fu recensito addirittura dal Mucchio Selvaggio, quando i dischi italiani su quelle colonne erano praticamente ignorati. Era il periodo in cui duplicavamo le cassette in casa, facevamo le copertine a mano, eppure ci ritrovavamo in giro per l'Italia col pubblico che intonava i cori su canzoni ufficialmente mai date alle stampe.
E un fans club tuttora quasi funzionante
Si chiamava Fanclèb, scritto come si pronuncia, ed era nato come parodia del mito di certi feticci. Ma alla fine ci ha preso la mano, avevamo commesso I'errore di gestirlo personalmente ed eravamo piacevolmente assediati.
Il record di spettatori?
A Torino, al Parco della Pellerina, c'erano circa 3000 persone, estate '98 se non sbaglio. Del resto quella è un po' la nostra città d'adozione, e anche adesso siamo in ottimi rapporti col circolo "Hiroshima Mon Amour" e il gruppo ska degli Statuto (erano all'ultimo Sanremo, ndr). Subito dopo c'è il Festival Nazionale dell'Unità di Bologna.
Poi, la carriera da disegnatore.
Grazie alla mia insegnante elementare, la maestra Zucchini Malucelli. Alle medie invece il professor Gamberini, socialista precraxiano di Pieve di Cento, mi diede la spinta decisiva. E i miei hanno dovuto rinunciare all'idea di farmi fare l'elettrotecnico all'istituto Aldini. L'idea vera e propria però è antecedente, in terza elementare, insieme a Sandro Ceresi, un artista ingiustamente sconosciuto.
E la satira, invece?
La colpa è del Comune. Di Ferruccio Fava, Raul Duranti, che mi chiedevano vignette per il giornalino. Allora guardavo Tango e Satyricon con invidia, e tentavo con scarsi risultati di convincere Italo Cucci a pubblicarmi qualche vignetta sul Guerin Sportivo. Proprio io, che lo sport quasi lo odio. Poi Staino mi telefona per farmi qualche complimento per una striscia autobiografica sul centro civico di San Pietro in Casale e Repubblica mi pubblicò un paio di cose.
Continuando c'è addirittura Spielberg.
Sì, ho disegnato per "Fievel conquista il west". E' un personaggio poco conosciuto perchè in Italia il film è uscito insieme a "La bella e la Bestia" e ne è rimasto travolto. Ma in Usa è andato bene, ed è stata comunque una bella esperienza. Quindi i primi approcci a Cuore, il trasferimento a Milano come grafico, e la situazione attuale di felice e assidua frequentazione delle pagine verdi.
Per finire torniamo a San Pietro. Cosa le manca, vista da fuori?
Non il buon governo, mi pare. Forse è culturalmente un po' troppo Bologna-centrica. Io mi sento legatissimo a San Pietro, ma potrebbe sfruttare ancor di più le proprie possibilità. Lì si dice che non dura niente, che le iniziative muoiono. Ma è quasi fisiologico visto che la stazione ferroviaria di fatto l'avvicina molto di più alla città di comuni geograficamente più prossimi al capoluogo. La buona volontà c'è, gli assessori si danno da fare, forse ci vorrebbe un po' di curiosità diffusa.
Sazi e disperati?
No, appagati e contenti. E non è detto che sia un guaio. L'amministrazione non manca di iniziativa (I'appoggio allo sport, la rinascita del carnevale) e ultimamente si è svegliato l'interesse anche per la storia locale. Ma è un risveglio che solo da poco è stato favorito dalla fine della frattura tra le due anime del paese: quella cattolica e quella laica.
Cos'era successo?
Prima era stato come tra Don Camillo e Peppone, con molto minor affetto. E la mia generazione, quella ch'era adolescente alla fine degli anni '70, è stata segnata da questo boicottaggio. Quando ho cominciato a chiedermi se i comunisti erano davvero creature che vivevano nell'oblio e nell'errore, ero guardato con diffidenza. Dai comunisti, perchè venivo dalla parrocchia, dai parrocchiani parchè "traditore". Ebbi la tentazione di prendere la tessera del partito maoista, quando scopersi che alcuni miei amici boicottavano "per ideologia" la biblioteca comunale, e forse sono diventato di sinistra a furia di combattere perchè alle feste dell'oratorio non venisse suonato solo il liscio. Gli "altri", perlomeno, lasciavano sempre un po' di spazio per "chi ragàz".
Vimercato da robgrassilli - 1 Dicembre 1993
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